ÀLVARO DEPRIT
SW

Dopo aver toccato diversi paesi d’Europa, la mostra fotografica «SW» di Alvaro Deprit approda a Pescara, presso la galleria Nero – La Factory, portando con sé gli scatti di un’Andalusia autentica e tradizionale, eppure trasfigurata dall’esperienza personale di chi la sente profondamente propria pur non avendola mai vissuta. Partito dall’Europa del Sud-Ovest (South-West è infatti lo scioglimento della sigla nel titolo) e passato per luoghi molto diversi (Roma, Londra, Montpellier, poi Lesbos in Grecia e Sibiu in Romania), il progetto fotografico di Deprit si prepara al suo opening in Abruzzo, anch’esso come l’Andalusia regione di periferia in bilico tra tradizione e modernità. È facile, dunque, sentire vicino il messaggio dell’autore: «A casa mi soffermavo sempre con curiosità su una vecchia fotografia di alcuni miei parenti andalusi. Con il passare degli anni questa fotografia mi ha dato un’immagine di come penso che potrebbe essere l’Andalusia. “SW” è il risultato di circa tre anni di ricerca nel sud della Spagna, un’area che non conoscevo né in cui ho vissuto, ma che è il luogo di origine e l’attuale residenza della mia famiglia.
Viaggiare per l’Andalusia ora che il mondo globale ha lasciato il segno ovunque, anche qui, mi ha portato a riflettere sullo scontro tra elementi contraddittori in questa terra, che sembra in bilico tra realtà e finzione e che, ovunque andiamo, indugia come lo sfondo di un film. Un gioco linguistico che sta tra la scoperta della memoria e la creazione di una nuova. Il linguaggio fotografico ci permette di creare echi, riverberi, flashback, l’integrazione della scena presente con il racconto di passate esperienze coscienti.
La mia intenzione non è stata quella di riprodurre gli aspetti tangibili di un luogo, ma di dare forma a un corpo di ricordi e impressioni nati dalla mia storia personale o da qualcosa di non concluso. Concentrate nelle immagini sono apparizioni visibili la cui esistenza è un mistero, mentre d’altra parte, il mistero è qualcosa di reale nella mente, attraverso gli elementi che si ripetono, variano, sviluppano e traspongono della memoria.»
L’anima schietta dell’Andalusia è reinterpretata dalla soggettività, a sua volta tesa tra conoscenze pregresse ed esperienza diretta: questo duplice conflitto garantisce la sopravvivenza della memoria tramandata solo come frammento di una memoria nuova, che tuttavia sa di un’appartenenza ancestrale.
Àlvaro Deprit è nato a Madrid e vive in Italia dal 2004. Ha studiato Filologia tedesca all ‘”UCM” di Madrid e “Otto Friedrich” di Bamberg (Germania) e Sociologia presso l’ “Università D’Annunzio” di Chieti (Italia).
Si concentra sull’idea che la trama del mondo provenga da processi relazionali, l’idea che la realtà sia meno solida di quanto sembri.
È quindi interessato alla natura narrativa dell’identità vista come processo emergente e dell’individuo che esiste come modello relazionale.

A cura di Annalisa D’Angelo
Immagini di Arianna Consorte
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