FABIO AMOROSO
FREAK

Il mondo di Fabio Amoroso è fatto di una a tratti inconsapevole gestazione di immagini che ricordano la meraviglia prodotta dalla lettura delle  creature calviniane, e che danno vita a nuove e “strane” forme, narranti le storie di una inedita biogenesi. Vi appaiono inusitate sintesi tra l’umano, la natura, le profondità, le metamorfosi, il mistero della nascita e dell’ambiente uterino. Sono forme che non rappresentano la  maturazione dei corpi, ma la loro “mutaforma”. Forme organiche e ibride, trattenute in fase gestazionale, dove ancora scorrono i fluidi, che paiono muovere elementi filiformi richiamanti la flora marina, emergenti però dalla nuda terra, arido letto del volto di un nuovo Orfeo.
Forme in cui la figurazione umana è aggredita dall’elemento naturale, o viceversa, dove il residuo dell’uomo, il volto e dita delle mani si insinuano in luoghi inusitati. Forme rese più naturali dalla vivida pittura, in cui la morte si confonde con la vita, o ne diviene inquieto sottofondo. Nelle sculture di Fabio Amoroso tutto risulta epifanicamente vissuto, intimamente riunito. Nuove immagini echi di ricordi, di emozioni quotidiane e storicizzate affiorano tanto inconsce quanto vive.
Fabio Amoroso, alla sua prima mostra personale, è un artista autodidatta della ceramica contemporanea. Confluiscono nella sua arte la formazione da illustratore e la quotidiana familiarità con la ceramica tradizionale. Vivendo egli a Rapino (Ch), culla della produzione ceramica abruzzese sin dal XIX secolo, si nutre visivamente sin da piccolo dell’antica arte ceramica che ancora si tramanda nelle botteghe, e che, soprattutto, è materia d’elezione per le suppellettili domestiche di ogni casa rapinese. Eppure il suo approccio con l’antica arte, se non nelle tecniche di lavorazione, anch’esse peraltro oggetto di sperimentazione, non conserva traccia di elementi tradizionali. Abbandonata ben presto la produzione di oggettistica, si libera di qualunque vincolo convenzionale e usa la ceramica come mezzo per rendere tridimensionali le visionarie illustrazioni che fino a quel momento affidava solo alla carta.
Testo e curatela di Silvia Moretta
Instagram →
Web →