FABRIZIO SCLOCCO
FRITTO MEDITERRANEO

“Il mio obiettivo è quello di continuare a esplorare la struttura visiva e le componenti emotive dell’arte, assorbendo le emozioni quotidiane di cui viviamo. Immagazziniamo esperienze che ci ispirano quello che sto facendo in questo momento è collegare tutti questi punti e farne qualcosa”. Un disegno celato dietro dei punti apparentemente lontani, eterogenei e disuniti tra loro. Un disegno, la rappresentazione della vita dell’artista, a cui l’artista stesso non riesce a dare una definizione che sia completa.
Fritto Mediterraneo è il racconto di un viaggio introspettivo dopo la fine di un’intensa storia d’amore. L’Amore per Lei, il cambio radicale della vita. Le abitudini che cambiano e, allo stesso tempo, le occasioni per l’arte che vengono a mancare. Una storia serena, bellissima che ad un tratto finisce lasciando un vuoto, interno ed esterno all’artista. Una storia che, quasi per caso, si trasforma in un libro a New York. Fritto Mediterraneo è una cura, la trasformazione dell’autore, la disintossicazione da ciò che era e l’inizio della trasformazione in ciò che è. “Cantiere” e “Prima Gettata”, le due opere della rottura, autoritratti moderni ed astratti ma che racchiudono il senso di Incompletezza e volontà di ricominciare. 
La prima opera è la ricostruzione dell’anima dell’artista , anima provata da un amore finito. “La ricostruzione del mio busto” (con il richiamo alla Grecia e all’arte classica ancora molto forte), una materia sulla quale lavorare e ricominciare. “Prima gettata” è, invece, l’idea di ciò che è rimasto di Lei, qualcosa di indefinito, non più riconoscibile.E poi, quasi come un unguento, il viaggio di ritorno e la voglia di esplorare luoghi che, seppur lontani, contenessero una certa familiarità: dalla Puglia alle coste spagnole fino alla Croazia. Il mediterraneo come casa di una tradizione secolare fatta di piccoli scorci, di stendini per i panni agli angoli delle strade. Le Colonne: i pilastri principali di noi stessi, i sostegni necessari alla nostra esistenza. I Nudi: le donne conosciute miste al ricordo di statue viste. Spazi all’aperto: luoghi di ritrovi, cortili coperti dal sole cocente estivo, posti in cui spogliarsi ed essere se stessi, ombre ristoratrici. Costiere e Faraglioni: ricordi di Dubrovnik, architetture organiche, decostruttiste.
Fabrizio Sclocco nasce a Pescara nel 1989; da piccolo si immerge, per caso o per predisposizione naturale, nel disegno. Se gli chiedi qual è il primo disegno con il quale si è cimentato, lui ti risponde deciso “Dumbo!” quasi come se fosse il primo dei tanti passi importanti compiuti nella vita; passi importanti come quelli che nel 2012 lo hanno portato ad abbandonare gli studi in architettura, a salutare la patria per trasferirsi dall’altra parte del mondo, in Canada. È in Canada che la vita cambia: da piccoli lavoretti in giro fino alle opportunità del mondo del cinema. Un mondo dinamico, in cui si respirava arte in ogni cosa. Tre anni in cui riprendere le belle abitudine, l’arte e il disegno iperrealistico, l’ispirazione che arriva da tempi lontani e che si traduce in colonne e capitelli.
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