LORENZO KAMERLENGO
SHARP DRESSED WALK

Stiamo tutti passeggiando felicemente verso la morte.
Questa è la frase ad attenderci nella sala di Nero—La Factory realizzata dall’artista Lorenzo Kamerlengo (1988, Pescara). Siamo di fronte ad un lavoro addossato a muro, quasi bidimensionale e che nell’economia dello spazio sfrutta la lunghezza di un tratto rettilineo che va dal fondo fino alla porta d’ingresso. L’opera nella sua interezza sembra attenderci , pronta al giudizio ed ognuno degli elementi che la compone è in posa teatrale di tre quarti, in dubbio se presentarsi o fuggire l’occhio dei più attenti. L’artista ha sapientemente deciso di utilizzare lo spazio a disposizione tentando di fare ordine il più possibile attraverso una progressione di opere diverse tra loro in cui materiali naturali si combinano  a nuovi, di più recente produzione.
Questi lavori sono forgiati e si impongono nello spazio, seppur con discrezione, snaturati di qualsiasi valore demiurgico e ridotti a semplici produzioni. E’ solo il movimento che l’artista da al complesso di opere ad attivarne un processo di personificazione tale da rendere ogni singolo lavoro il figurante di una processione, meglio ancora una parata che ha del fiabesco. Concludiamo questo breve testo che ha il solo scopo di introdurci alla mostra con un riferimento al neon che insiste a margine della scritta sul muro, precisamente al di sopra del termine Death – Morte. Un punto luminoso ed un’immagine stilizzata di una catena montuosa ci indicano la strada da seguire e ci rendono fascinoso anche un taboo come la morte. La morte come fine, la morte come vetta, la morte come luce.
Lorenzo Kamerlengo costruisce un discorso attraverso la relazione tra varie forme visive: installazioni, scrittura, video, stampa, disegno, opere plastiche e meta-spaziali. Il suo lavoro nasce da una riflessione sulla condizione sociale e soggettiva dell’individuo nella contemporaneità, sulla sua incapacità all’identificazione completa in un contesto, alla percezione di sé, al rapporto con la storia nella costruzione di un’identità. Le sculture e installazioni dell’artista sono spesso forme incomplete, frammenti, esito di costruzioni e decostruzioni, corpi, oggetti, relazioni che hanno bisogno di definirsi.
A cura di Matteo J. Coccia
Testo di Maurizio Vicerè
Immagini di Arianna Consorte
 
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