MATTEO MESSORI
STATUS

Inizialmente pensata come parte conclusiva di una residenza che Matteo Messori avrebbe dovuto vivere nel mese di marzo, Status in questo tempo di forzata sospensione, ha visto, non solo rimodulare i propri moventi, ma anche la riprogettazione delle opere stesse che, sebbene indirizzate da esigenze obbligate, si palesano oggi con una forza trasformativa del tutto inedita e inattesa. Il senso della creazione in-situ, che in origine, come già detto, avrebbe dovuto svolgersi nella città di Pescara, tenendo conto delle sue dinamiche e peculiarità, è straordinariamente, e quasi per paradosso, rimbalzato nella città natia dell’artista dove, al senso di espressività del luogo, Matteo ha sostituito quello di una riflessione sulla condizione stessa dell’artista e dove, all’incontro con nuove persone, si sono integrate differenti percezioni verso le opere stesse. Non una città aperta ma le mura del proprio studio sono diventate pertanto il motivo ispiratore dell’intero progetto di mostra, così i materiali e le soluzioni formali adottate sono diventati un’opportunità imprevista ma accolta con entusiasmo, e che oggi si traduce in una mostra il cui senso di Status appare profondamente più pregnante. Se intorno alla parola Status, concept stesso della mostra e cuore del progetto, in questi mesi si è molto speculato, fa specie riscontrare ora e in questo momento, quanto il pensiero di Matteo Messori, non solo sia ancora valido, ma per certi aspetti sia stato anticipatore della condizione attuale. Quando parliamo di Status, infatti, definiamo l’individuo che tende a vivere in una determinata condizione, in un preciso contesto sociale o un ruolo, adeguandosi pertanto a uno Status, al contrario l’artista, con le sue azioni e opere, apre verso posizioni antitetiche, mettendo costantemente in discussione il senso dello “stare fermo”.
Lo Status, dunque, che ingannevolmente protegge, rende tutti impreparati a una rottura o un corto circuito, spingendo le persone a vivere la sola condizione del presente.
Se il titolo Status aveva come prerogativa sollevare una diatriba sul concetto di “stare fermo”, va da sé quanto, ora più che mai, quella condizione mentale sia diventata concreta e quanto “artificiosa” possa essere stata la dimensione pubblica dell’arte oggi negata, ma quanto mai anelante una revisione che parta dal profondo.
Quale senso oggi per il fare, l’agire, il creare e il muoversi che diventa indicativo di futuro?
A queste domande risponde Status che diventa per Matteo Messori la fotografia di un circostante di cui prende atto, quale attributo della collettività contemporanea e all’interno della quale dare significato al proprio rigenerato motus di artista.
Ri-pensare, ri-dialogare, ri-progettare, ri-modellare, ri-plasmare e ri-organizzare diventano ora le parole chiave della costruzione di un evento espositivo che non potrà definirsi fermo nemmeno nell’istante in cui prenderà visivamente corpo negli spazi della Nero—La Factory di Pescara.
In quel momento e solo in quello le opere, nel loro apparente Status, mostreranno di converso la propria forza creativa. Una forza che, generata dalla fissità, muove verso orizzonti sconosciuti. Nelle anti-forme di Messori, pertanto, si annidano e nascono nuove forme, espressioni tangibili di nuove riflessioni sul presente, capaci al contempo di guardare al domani.
Nello spazio sono presenti 12 opere inedite realizzate durante il lockdown nello studio di Reggio Emilia e con materiali quali: tufo, marmo, vetro, legno, garze mediche, intonaco, tegole, lamiere, mattonelle in granito, pallette, teloni per camion, blocchi in cemento, alcuni utilizzati per la prima volta dall’artista.
Matteo Messori nasce a Reggio Emilia nel 1993.
Nel 2016 si laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna al corso triennale di Pittura.
Nello stesso anno è selezionato dall’Associazione Giovani Artisti dell’Emilia-Romagna
(G.A.E.R.) per la partecipazione al corso “Mestiere delle Arti”, indirizzo formativo
organizzato dal Comune di Ferrara.
Tra il 2017 e il 2018 realizza una residenza presso la galleria P420 Arte Contemporanea di Bologna.Nel 2018 partecipa ad un workshop per la rigenerazione urbana della città di Ferrara, progetto svolto dall’artista Andreco in collaborazione con il G.A.E.R.
Il workshop si è concluso con la mostra “Intrepida”, allestita presso l’Ex Teatro Verdi di Ferrara. Nel 2019 è stato selezionato per il Premio Combat, riconoscimento che lo ha portato a ottenere la menzione speciale nella sezione Scultura ed installazione.
Nello stesso anno espone con la mostra “Sospesi” realizzata presso la Yag/Garage di Pescara a cura di Ivan Dalberto e “Antiforma” a Galleria Ramo di Como a cura di Federica Fiumelli.
Ha ottenuto il diploma di secondo livello in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
È stato scelto per la residenza d’artista “Luoghi. Spazi potenziali” a Macerata.
A cura di M. Letizia Paiato e Matteo J. Coccia
Testo critico di M. Letizia Paiato
Immagini di Arianna Consorte
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