SABRINA CARAMANICO
LEAVE ME NOW, RETURN TONIGHT

“Lasciami ora, torna stanotte”: potrebbe essere un augurio pronunciato dalla Natura e rivolto a qualunque essere vivente del suo ecosistema. Due momenti di un ciclo; una virgola che sostituisce un flebile “ma” e contemporaneamente simboleggia la Morte inesorabile, da intendere non tanto come condizione perenne quanto piuttosto come un punto – anzi, una virgola. Un attimo di quiete, prima che tutto ricominci. Il titolo del progetto di Sabrina Caramanico non è altro che una frase che si potrebbe piegare in forma circolare e ripetere all’infinito, senza interruzioni decisive e sempre valida, come gli scatti che presenta in questa mostra. Momenti resi eterni e che sarebbero andati persi se non fosse per l’intervento della fotografia. Fiori e piccoli animali sono cristallizzati dall’obiettivo come accadeva nelle pitture ad olio dei grandi artisti classici impegnati a ritrarre le nature morte; affascinanti sono il gioco caravaggesco di luci e ombre e la cura artigianale riservata al processo di creazione dell’opera d’arte: dalla composizione allo scatto, dallo sviluppo dei negativi, alla stampa delle fotografie all’interno della camera oscura.
La Morte è protagonista indiscussa della prima serie di venti stampe; ogni fiore reciso è vittima di un omicidio che ne ha spezzato la vita anzitempo, colto nell’attimo in cui è inerte prima di tornare alla vita sotto altro aspetto. Eppure, nell’istante in cui viene fotografato, ogni soggetto si colloca su di un altare – certo umile ma non metaforico – che lo eleva come in un santuario, celebrandone la vita in potenza e la forza che cela dentro di sé. La Vita si palesa infine nella forma di un corpo di donna all’interno della coppia di imponenti stampe che fronteggiano la prima serie. Al cadavere del merlo morto ritratto in bianco e nero si oppone il messaggio della cultura celtica, che interpretava l’animale come simbolo di trasformazione e rinascita. La Vita ha abbandonato l’uccello e lo lascia sospeso, come fosse crocifisso; allo stesso tempo lo sorregge e lo richiama alla sua posa naturale nell’atto del volo, quintessenza della vitalità. Nessuna interpretazione prevale oggettivamente, mentre l’assenza della vita si trasforma nell’attesa del suo ritorno solamente se si ha il coraggio di accettare e sopportare la Morte. E allora lasciaci ora, ma ritorna stanotte: gli scatti saranno ancora qui, ma ciò che rappresentavano sarà già tornato a far parte del ciclo vorticoso della vita, sotto una miriade di altre forme.
La vita di Sabrina Caramanico è una questione di attaccamento alla sua terra, l’Abruzzo: nasce al riparo dell’abbraccio delle montagne e «l’imprinting non si può negare», dice lei stessa. Impossibile individuare l’attimo in cui ha avuto inizio l’amore per la fotografia: l’istinto la porta ad osservare la realtà attraverso l’obiettivo sin da quando riesce a ricordare; il coraggio la spinge a formarsi da autodidatta e a puntare tutto sulla sua arte, che cresce e matura con lei in un reciproco scambio: «la fotografia è stata la mia terapista». Tra i soggetti preferiti, visioni stranianti e scorci di tradizione popolare, che le valgono negli anni la partecipazione alla Biennale Roncaglia di Modena e la pubblicazione su importanti magazine di settore come Burn Magazine, Black & White Magazine e Fotofilmic, oltre che un articolo sul settimanale di Repubblica.
A cura di Matteo J. Coccia
Testo di Francesco Salvatore
Immagini di Arianna Consorte
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